giovedì 2 febbraio 2012
Da un articolo pubblicato su Wintersport news uno splendido ritratto di Evgeni
...Infine, il sabato d'oro delle nostre ragazze (non dimentichiamo anche il Setterosa della pallanuoto) ha restituito alla scena internazionale Evgeni Plushenko. Il 29enne russo, vincitore per la nona volta dei campionati nazionali un mese fa, è davvero un campione senza età: totalizzando il miglior punteggio personale in carriera ha conquistato il suo settimo titolo europeo e la decima medaglia continentale a 14 anni di distanza dall'argento vinto a Milano a poco più di 16 anni alle spalle del connazionale e grande rivale fino al 2002 Alexei Jagudin.
Tutte le vittorie di Plushenko le abbiamo elencate qui, quello che vogliamo sottolineare è che la rabbia agonistica, la classe e il feeling col pubblico sono rimasti intatti a dispetto dei due break che lo Zar si è preso durante la carriera dopo le ultime due Olimpiadi, il primo di quasi quattro anni, il secondo di quasi due. Anzi, forse proprio questi break hanno fatto capire quanto mancasse questo campionissimo al pattinaggio e allo sport in generale.
Peccato non vederlo ai prossimi Mondiali causa operazione al ginocchio sinistro ma la quarta medaglia olimpica consecutiva a Sochi 2014 è tutt'altro che un obiettivo campato in aria.
...Infine, il sabato d'oro delle nostre ragazze (non dimentichiamo anche il Setterosa della pallanuoto) ha restituito alla scena internazionale Evgeni Plushenko. Il 29enne russo, vincitore per la nona volta dei campionati nazionali un mese fa, è davvero un campione senza età: totalizzando il miglior punteggio personale in carriera ha conquistato il suo settimo titolo europeo e la decima medaglia continentale a 14 anni di distanza dall'argento vinto a Milano a poco più di 16 anni alle spalle del connazionale e grande rivale fino al 2002 Alexei Jagudin.
Tutte le vittorie di Plushenko le abbiamo elencate qui, quello che vogliamo sottolineare è che la rabbia agonistica, la classe e il feeling col pubblico sono rimasti intatti a dispetto dei due break che lo Zar si è preso durante la carriera dopo le ultime due Olimpiadi, il primo di quasi quattro anni, il secondo di quasi due. Anzi, forse proprio questi break hanno fatto capire quanto mancasse questo campionissimo al pattinaggio e allo sport in generale.
Peccato non vederlo ai prossimi Mondiali causa operazione al ginocchio sinistro ma la quarta medaglia olimpica consecutiva a Sochi 2014 è tutt'altro che un obiettivo campato in aria.
Max Valle
Bellissimo articolo di Barbara Castellaro per World Figure Skating: link originale, in inglese tradotto dall'italiano da Giorgia Ruggeri.
http://fskating.com/2012/01/blow-for-blow.html
traduzione:
http://fskating.com/2012/01/blow-for-blow.html
traduzione:
A Torino mi aveva confessato, durante un’intervista, di non essere al massimo della forma, di voler finire la stagione, ma di essere consapevole di doversi sottoporre ad un nuovo intervento chirurgico, di avere un solo grande obiettivo: la quarta Olimpiade a Sochi, nella sua patria, nella sua amata Russia.
Gli antisportivi, molti giornalisti pronti a vendersi al nuovo campione, a seconda della moda del momento, nel pattinaggio, come in altri settori dello sport e della vita, dopo lo short program, peraltro di alto livello, ai Campionati Europei di Sheffield, dove solo Artur Gachinski era riuscito a batterlo di pochi centesimi, avevano parlato di un ritiro dalla competizione, di un inizio inesorabile di declino per l’ultimo Zar di Russia, senza nemmeno riflettere sul fatto che Evgeni Plushenko è già entrato nella leggenda, che nulla deve dimostrare e che se un avversario ha, è soltanto se stesso, per superarsi ancora una volta e sempre, per battere i propri record, un una lotta continua ed inesorabile di Evgeni contro Evgeni.
Ma Plushenko, carattere d’acciaio, occhi ghiaccio come il lago della sua Siberia, ha sempre amato le sfide, ha trovato stimoli nelle critiche e ha risposto colpo su colpo, con i fatti, in pista, alle provocazioni.
Ieri sera, nel long program, è sceso sul ghiaccio, algido, irraggiungibile, concentratissimo, riempiendo la pista con la sua presenza, il suo carisma, la sua personalità, sulle note del sensuale “Tango de Roxanne” suonato dall’amico di sempre, il violinista Edvin Marton, con lo Stradivari che fu di Paganini.
E a Sheffield è calato il silenzio, come nei templi dell’antica Grecia durante una cerimonia sacra, che aveva come sacerdote il genio incontrastato di Plushenko che ha aperto con un quadruplo Toe, facendogli seguire il repertorio di salti che tanti allori gli hanno portato, trottole belle ed intense ed una sequenza di passi meno scatenata di quelle di altri programmi, ma simile più alla danza di Nureyev, di una grazia angelica.
Azzeccata anche la scelta del nuovo costume, un completo giacca e pantaloni neri come la notte che gli hanno regalato l’aria ottocentesca che ce l’ha reso simile al principe Andreij di “Guerra e Pace” d Tolstoij, un gentiluomo d’altri tempi, una figura di cavaliere mitica ed irraggiungibile.
Quando la musica è cessata, quando l’ultimo movimento dello Zar è terminato gli spettatori di Sheffield, gli spettatori di tutto il mondo, hanno ripreso a respirare, qualcuno si è alzato in piedi, qualcuno ha pianto, perché l’arte, quella vera commuove, perché solo i grandi sanno toccare le corde più profonde del cuore umano.
Evgeni, invece, ha disteso il volto in un sorriso, quello di chi sa di avere dato tutto, e di avere ancora una volta vinto, ma di averlo fatto contro la cattiva sorte, contro la salute precaria e contro le penne avvelenate di chi lo considerava “un vecchio” che avrebbe fatto meglio a ritirarsi.
Ha raggiunto al “kiss and cry” Alexei Mishin, l’allenatore, l’amico, un padre quasi, si è seduto, tranquillo, con una serenità che non vedevamo da tempo in lui, ha atteso il giudizio, con la consapevolezza che il settimo oro europeo era già lì stretto tra le sue dita.
Barbara Castellaro.
Gli antisportivi, molti giornalisti pronti a vendersi al nuovo campione, a seconda della moda del momento, nel pattinaggio, come in altri settori dello sport e della vita, dopo lo short program, peraltro di alto livello, ai Campionati Europei di Sheffield, dove solo Artur Gachinski era riuscito a batterlo di pochi centesimi, avevano parlato di un ritiro dalla competizione, di un inizio inesorabile di declino per l’ultimo Zar di Russia, senza nemmeno riflettere sul fatto che Evgeni Plushenko è già entrato nella leggenda, che nulla deve dimostrare e che se un avversario ha, è soltanto se stesso, per superarsi ancora una volta e sempre, per battere i propri record, un una lotta continua ed inesorabile di Evgeni contro Evgeni.
Ma Plushenko, carattere d’acciaio, occhi ghiaccio come il lago della sua Siberia, ha sempre amato le sfide, ha trovato stimoli nelle critiche e ha risposto colpo su colpo, con i fatti, in pista, alle provocazioni.
Ieri sera, nel long program, è sceso sul ghiaccio, algido, irraggiungibile, concentratissimo, riempiendo la pista con la sua presenza, il suo carisma, la sua personalità, sulle note del sensuale “Tango de Roxanne” suonato dall’amico di sempre, il violinista Edvin Marton, con lo Stradivari che fu di Paganini.
E a Sheffield è calato il silenzio, come nei templi dell’antica Grecia durante una cerimonia sacra, che aveva come sacerdote il genio incontrastato di Plushenko che ha aperto con un quadruplo Toe, facendogli seguire il repertorio di salti che tanti allori gli hanno portato, trottole belle ed intense ed una sequenza di passi meno scatenata di quelle di altri programmi, ma simile più alla danza di Nureyev, di una grazia angelica.
Azzeccata anche la scelta del nuovo costume, un completo giacca e pantaloni neri come la notte che gli hanno regalato l’aria ottocentesca che ce l’ha reso simile al principe Andreij di “Guerra e Pace” d Tolstoij, un gentiluomo d’altri tempi, una figura di cavaliere mitica ed irraggiungibile.
Quando la musica è cessata, quando l’ultimo movimento dello Zar è terminato gli spettatori di Sheffield, gli spettatori di tutto il mondo, hanno ripreso a respirare, qualcuno si è alzato in piedi, qualcuno ha pianto, perché l’arte, quella vera commuove, perché solo i grandi sanno toccare le corde più profonde del cuore umano.
Evgeni, invece, ha disteso il volto in un sorriso, quello di chi sa di avere dato tutto, e di avere ancora una volta vinto, ma di averlo fatto contro la cattiva sorte, contro la salute precaria e contro le penne avvelenate di chi lo considerava “un vecchio” che avrebbe fatto meglio a ritirarsi.
Ha raggiunto al “kiss and cry” Alexei Mishin, l’allenatore, l’amico, un padre quasi, si è seduto, tranquillo, con una serenità che non vedevamo da tempo in lui, ha atteso il giudizio, con la consapevolezza che il settimo oro europeo era già lì stretto tra le sue dita.
Barbara Castellaro.
mercoledì 1 febbraio 2012
Intervista ad Evgeni dopo la vittoria del suo settimo titolo europeo
La giornalista annuncia il campione europeo, Evgeni Plushenko.
D: Hai appena concluso una straordinaria performance e vinto il tuo settimo titolo europeo, che cosa provi?
Evgeni: Grazie mille per il vostro grande applauso e grazie perchè mi supportate sempre. Ho pattinato con grande pulizia e sono fiero di me stesso. Oggi ho vinto il mio settimo titolo europeo e penso di aver contribuito ad un piccolo pezzo della storia del pattinaggio. Grazie mille ai giudici, davvero grazie. E cosa posso ancora dire? Sono molto felice, davvero felice!
D: Che cosa ti è piaciuto di Sheffield? Ti è piaciuto il pubblico?
Evgeni: Oggi mi piace tutto. Il ghiaccio è perfetto, l'hotel è perfetto, l'arena è bella e voi siete grandi! Grazie, grazie per il vostro applauso!
D: Tutti hanno visto che il tuo programma è stato perfetto. Come hai fatto a pattinare con tale perfezione visto che sei infortunato?
Evgeni: Io penso che quando starò meglio pattinerò di più e meglio. Tra due settimane andrò a Monaco per una nuova operazione al ginocchio, poi inizierò ad allenarmi di nuovo e nella prossima stagione voglio competere in tutta le gare: Grand Prix, forse la finale Grand Prix ( dice forse perchè è necessario qualificarsi per competere nella finale Ndr.), Nazionali, Europei, Mondiali, e naturalmente il mio sogno è gareggiare alle olimpiadi di Sochi del 2014. Voglio pattinare molto più di adesso e per voi tutti!Grazie!
(traduzione di Lorella Miotello)
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